Come si calcola il codice fiscale?

Scritto da in data 23 Febbraio 2015

Ad ogni cittadino italiano alla nascita viene assegnato un codice alfanumerico univoco, chiamato Codice Fiscale.

Introdotto in Italia con il Decreto del presidente della Repubblica n. 605 del 29 settembre 1973, con l’obiettivo di rendere più efficiente l’amministrazione finanziaria, il Codice Fiscale è composto da sedici cifre, e serve a identificare un soggetto ai fini fiscali, ma non solo.

Anche per prescrizioni mediche, infatti, viene utilizzato il Codice Fiscale, che in quanto univoco, può riferirsi senza ombra di dubbio a una sola persona.

La domanda che tutti si fanno, però, è la seguente: cosa succede quando due persone sono nate lo stesso giorno, nel medesimo comune, sono dello stesso sesso e hanno identico nome e cognome? Viene fuori un codice fiscale uguale?

La risposta è no, almeno nella maggior parte dei casi. Ma perché? Come si effettua il calcolo del codice fiscale?

In realtà, anche se sembra una operazione complessa, è abbastanza banale. Il Codice Fiscale è composto da una sequenza di sedici cifre, tra lettere e numeri, così suddivisi: tre lettere (solo consonanti) del nome, tre del cognome – in caso di nome e cognome composto da sole tre lettere, si prende anche la vocale (es. Ugo Boi) – le ultime due cifre dell’anno di nascita (chi è nato nel 1980, quindi, vedrà il numero 80 nel proprio codice fiscale), una lettera a indicare il mese (A per gennaio, B febbraio, C marzo, D aprile, E maggio, H giugno, L luglio, M agosto, P settembre, R ottobre, S novembre, T dicembre), due cifre per la data di nascita (per i nati dal 1 al 9 si aggiunge uno zero come prima cifra) per gli uomini, per il sesso femminile si aggiunge alla data il numero 40, quindi se si è nati il 10 diventerà 50.

Per indicare il comune di nascita si usa il cosiddetto codice Belfiore, composto da una lettera e tre numeri, che usa a sua volta il Codice Catastale. Ad esempio, il codice catastale di Roma è H501.

Se nati in uno Stato estero, si utilizza la lettera zeta all’inizio del codice Belfiore.

L’ultima cifra è quella più difficile da calcolare autonomamente; si tratta del Codice di Controllo, composto da una lettera derivante dall’analisi delle altre 15 cifre attraverso un complesso algoritmo.

Fortunatamente, in rete si trovano moltissimi siti web che consentono, partendo da nome, cognome, data e comune di nascita, di calcolare il Codice Fiscale di un individuo.

Il Codice Fiscale, però, non si applica solo alle persone fisiche, quindi ai singoli individui, ma anche alle persone giuridiche, nello specifico enti e associazioni non dotate di Partita Iva. Per le aziende e i professionisti in possesso di Partita Iva, invece, quest’ultima funge anche da Codice Fiscale.

Tornando alla domanda di prima, il Codice Fiscale presenta non pochi limiti e difetti, e non solo per quanto riguarda la gestione dei cosiddetti “omocodici”, ovvero persone in possesso di un identico codice fiscale. In questi casi, il sistema riesce a gestire fino a un massimo di 128 codici fiscali differenti, dopo di che non è più possibile generare combinazioni nuove. Il problema si è aggravato con l’aumento della concentrazione di cittadini stranieri nel nostro paese. Altro grosso difetto è l’utilizzo delle ultime due cifre dell’anno di nascita, in quanto una persona nata nel 1914 e un’altra nel 2014 si ritrovano ad avere lo stesso codice. Esistono anche casi di errori banali, ma che creano non pochi disagi al cittadino coinvolto. Capita, ad esempio, con i nomi femminili che finiscono con la lettera E; in questi casi, il codice fiscale viene calcolato come se il soggetto fosse maschio, alterando di fatto la sequenza. Lo stesso vale per nomi maschili che terminano con la A, come Andrea, Mattia, e altri. Si tratta di pochi casi, che sottolinea la natura non perfetta del sistema utilizzato.

Infine, il Codice Fiscale viene utilizzato anche, come suggerisce la parola stessa, per fini fiscali; prendiamo il caso di prestazioni di lavoro occasionali effettuate in mancanza di Partita Iva. In questo caso si produce una ritenuta d’acconto indicando in sostituzione della Partita Iva il proprio Codice Fiscale, che però non contiene dati relativi alla professione e ai servizi il soggetto può offrire.

Scritto da Annarita Capua

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